Un pensiero su “Fantastic Bestiary” di Morena Fortino

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Mi piace quando la fotografia si arricchisce di elementi tridimensionali. Non penso per un attimo alla corrente formale degli anni ‘50, alle croste, alle conseguenti pennellate. Vorrei riferirmi piuttosto al cinema degli anni Quaranta, un buon esempio potrebbe essere “Quarto potere” di Orson Welles. Una pellicola dove da un lato entra in gioco la profondità di campo e dall’altro c’è uno specchio interessante di inquadrature dall’alto verso il basso e viceversa.

Mi vengono in mente questi richiami mentre guardo la serie “FANTASTIC BESTIARY” dell’artista Morena Fortino. Un progetto fotografico in cui il papercutting – in questo caso dei fogli bianchi con intagliate delle sagome di animali – ci offre lo spunto per indagare i volti ritratti con nuove forme di espressione.

I volti, i paesaggi, gli animali, si presentano inquadrati all’interno di uno spazio circoscritto ma, invece che trovarsi privi di elementi possibili, ne sono impreziositi sia dal punto di vista formale, che da quello concettuale.

Gli intagli di carta bianca, uno dei materiali più poveri e comuni, grazie all’abilità dell’artista nell’ottenere uno spazio di creatività e significato, diventano l’occasione per cercare un incontro magico. Un incontro che avviene ‘al millimetro’. È infatti quando nasce la sovrapposizione esatta, tra forma e contenuto, che l’incontro può avere atto.
In questo modo, troviamo la perfezione in profondità, di fronte, e nel velo intermedio, in cui si forma, libera e guidata solo dalla mano di Morena Fortino, la magia del sincronismo.

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