Me Vs. Oliviero Toscani – Intervista

Oliviero Toscani - intervista

Intervista e testo realizzati nel Marzo 2013

È stato definito in tanti modi. Un comunicatore, un visionario, un artista. Uno su tutti: provocatore. Lui preferisce semplicemente fotografo. Ho incontrato Oliviero Toscani, uno degli artisti più noti e interessanti del panorama contemporaneo.
Le sue immagini shock e le sue strategie comunicative sono state la forza creativa di grandi marchi e dei più famosi giornali. Sono fotografie che fanno parlare di sé. Fotografie attuali. Fotografie che non risparmiano nessuno e che mirano a stimolare reazioni e dialogo. Fotografie irriverenti e controverse, ma mai mendaci. Fotografie che rappresentano l’Italia del ventesimo secolo, che dipingono la razza Umana.
Da quarant’anni lo stile di Toscani ha portato innovazioni nell’ambito editoriale, pubblicitario, cinematografico e televisivo ottenendo premi e riconoscimenti da Enti e Accademie tra cui quattro Leoni D’Oro e un Gran Premio dell’UNESCO.

INTERVISTA A OLIVIERO TOSCANI

Ogni costruzione si basa su delle solide fondamenta. Partendo proprio della base: cos’è per lei la fotografia?

La fotografia è la memoria storica dell’umanità. Da quando c’è la fotografia esiste la vera storia. E sarà così anche quando non ci saranno più gli iPhone, gli iPad. La rivoluzione messa in atto dalla fotografia rimarrà sempre.

Quali sono stati i maestri che hanno contribuito alla definizione del suo stile?

Mio padre era un fotoreporter ed è stato il primo da cui ho imparato: passavamo ore in camera oscura con l’odore della soluzione solfitica sulle dita. Per il resto non sono un fanatico di Cartier Bresson. La fotografia deve essere al servizio dell’umanità e della classificazione: in tal senso il mio maestro è August Sanders.

Con il passaggio al digitale si può parlare di una fotografia 2.0 o, in fin dei conti, l’identità della fotografia è rimasta invariata?

Il cambiamento è solo per la parte tecnica: paragonandolo con la scrittura prima c’era la penna d’oca e ora il computer. La tecnologia fredda fa si che siano aumentate le persone che fanno fotografie ma non i fotografi, così come è aumentato il numero di persone che scrivono ma non gli autori. Il processo creativo è un’altra cosa e in questo la poesia della fotografia è rimasta invariata. La tecnologia impigrisce la fantasia e l’immaginazione.

Creatività impigrita e attrezzatura a portata di tutti. Sul web proliferano immagini di ogni tipo. Come si distingue una “bella” fotografia da una “brutta” fotografia?

Non esistono una bella fotografia e una brutta fotografia. Esiste la fotografia e quello che essa rappresenta. Ci sono le immagini giuste che vengono fatte al momento giusto e ci sono quelle che invece sono sbagliate nel senso che non appartengono al loro tempo. Ogni immagine ha una connotazione socio-politica e un’immagine giusta rappresenta la memoria storica di quel momento.

A un neofita consiglierebbe di investire in un buon corpo macchina o in un buon corredo di luci?

Non c’è corredo di luci migliore del sole. Consiglierei di far passare in secondo piano i feticci per la tecnologia. Un buon fotografo deve padroneggiare qualsiasi tipo di corpo macchina e di obiettivo. Il problema in Italia è che la maggior parte della gente improvvisa e non ha studiato. Sono degli analfabeti della fotografia. Per poter essere un bravo fotografo bisogna studiare, acquisire un grande bagaglio culturale, saper usare le mani e andare a scuola. La cultura non piace a chi non ce l’ha.

È preferibile un percorso di studio accademico o di apprendistato a fianco di un fotografo?

Tutti e due. Studiare e nel frattempo imparare sul set come apprendista. Tutti i grandi fotografi hanno fatto un percorso così. Gli altri sono dei dilettanti e questo emerge subito dalle loro fotografie. È più probabile che programmando uno scatto automatico sopra un corpo inanimato in movimento si ottenga un’immagine migliore che non quella prodotta da un dilettante. Io conosco la chimica e la tecnica della macchina fotografica e ho lavorato con ogni tipo di corpo macchina. La macchina è un mezzo e bisogna acquisire tutte le conoscenze per poterla usare al meglio. Io affitto di volta in volta l’attrezzatura e lo studio più adatti.

Per concludere: durante la sua carriera è diventato il punto di riferimento della fotografia pubblicitaria, ma esiste una fotografia “non pubblicitaria”?

La fotografia è comunicazione e la comunicazione appartiene al potere che la usa come strumento per potersi esprimere. L’arte è l’espressione più alta della comunicazione e il potere ha bisogno dell’arte (e quindi della comunicazione) per potersi imporre. La Cappella Sistina è la pubblicità della religione. C’è sempre una comunicazione. L’artista che lavora da solo, isolato, non è un’artista! Io per me non ho bisogno di fare fotografie: guardo, osservo, ricordo. Le fotografie vanno fatte per gli altri!

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