Nuove Proposte: Me Vs. Carola Ducoli

Carola Ducoli Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Quando osservo le fotografie di Carola Ducoli provo un grande senso di appartenenza. Cosa ci fa sentire più congiunti al nostro essere più intimo se non le contraddizioni, quel senso di malinconia che ci fa sentire tanto ‘umani, troppo umani’? Questa giovanissima artista genovese ci parla con il corpo, con le emozioni e con le arti, che sono corpo ed emozioni assieme. Ci racconta la quotidianità, nella sua identità ordinaria ed extra-ordinaria. Ci suggerisce sensazioni nuove e allo stesso tempo già vissute. Ci fa ritrovare le nostre contraddizioni. E la nostra malinconica umanità ritrova pace, anche se per poco, all’interno di queste visioni bipolari.

Mi racconteresti il percorso artistico che hai fatto finora?

La mia attenzione e cura per l’espressione nasce un po’ da sempre, forse da quando mia madre mi raccontava le favole, intonando per ogni personaggio un diverso tono di voce, chissà. Iniziai a studiare come danzatrice all’età di 5 anni, canale di sfogo e ricerca che mi hanno accompagnata fino ai 19, mi incuriosiva scoprire le molteplici nature comunicative possibili, tra cui sicuramente quella del corpo. Le mie scelte nel campo dello studio sono sempre state orientate verso il settore artistico, mi sono diplomata in Arte applicata e Maestro d’Arte indirizzo Decorazione pittorica e Scenografica nel 2009.

Amo la letteratura, la storia dell’arte quanto la pittura, la musica, l’arte mista, sperimentare diverse soluzioni, contesti o materiali; è sempre stimolante scoprire o rivelare qualcosa che potenzialmente non esiste.  Avere un’idea, una sensazione, una necessità e trovare il modo per esprimerla in qualcosa creato dal nulla e allo stesso tempo da un tutto. Al termine degli studi presso l’Istituto d’arte di Chiavari gli anni di sperimentazione mi hanno portato alla fotografia, spesso utilizzata ma non totalizzante. Dopo un anno di lavoro e di studio ad inizio 2010 mi sono potuta trasferire a Milano dove ho frequentato l’Istituto Italiano di Fotografia. Per due anni è stato il luogo dove ho studiato, arricchito, delineato e potenziato il mio linguaggio espressivo, capendo che la fotografia era ed è la modalità che più mi viene naturale adottare per raccontare ed esprimere, quella che più mi appaga. Oltre ad aver acquisito informazioni, tecnica e la visione ad ampio raggio del mondo fotografico (in realtà a parer mio costituito da infinite variabili, e per questo motivo affascinate) ho potuto dare pieno sfogo a questa passione, acquisire le capacità per alimentarla e non mollarla mai.

La mia vita scorre a pari passo con la mia crescita artistica, perché di fatto il percorso artistico di ciuscun autore è strettamente legato alle proprie scelte di vita, indissolubilmente legate con il proprio modo di esprimere.

Parallelamente alla produzione autoriale ho vissuto svariate esperienze lavorative: come fotografa di cronaca, postproduttrice presso laboratorio di stampa o studio di posa, assistente fotografo/a e lavori nei vari settori commerciali; dalla moda allo still life, dall’evento musicale al ritratto aziendale, con le quali sopravvivo. Attualmente sto sviluppando diversi progetti, molti legati al corpo e alla sua capacità interpretativa, serie fotografiche legate all’universo femminile, ed altri sono lì,  in attesa nella mia mente, pronti a prendere spazio. Sono appagata del mio percorso fino ad ora perché coerente con i miei stati d’essere e con la mia natura, farò di tutto per poter lavorare con la fotografia creando le risorse necessarie per realizzare tutti quei progetti che mi passano per la mente, avere le risorse per poter dare vita alle immagini che si costruiscono nella mia immaginazione e nel mio sentire.

Carola Ducoli  Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Cosa cerchi di esprimere tramite la tua ricerca?

Sono una persona molto emotiva, di conseguenza la mia ricerca riflette spesso delle condizioni d’essere, degli stati d’animo e degli stati fisici. Oppure spesso nasce da delle suggestioni, regalate da un forte dolore o da un’intensa gioia, dal profilo controluce di un’amica alle 18.00 del pomeriggio o da un brusco risveglio dopo un incubo mattutino. A discapito di risultare una visionaria posso dire che sia così, è uno stimolo continuo in fondo, il mondo, le persone, il contenuto delle persone, sono soggetti così vasti che gli stimoli non possono mai mancare. Ho sentito l’esigenza di parlare dell’amore, del sentimento amicizia, della sensazione di cadere da un’altezza infinita fino a spiaccicarmi al suolo, mi sono divertita ad indagare su dei personaggi esistenti, ho creato personaggi inesistenti, mi sono lasciata trasportare da poesie bellissime scritte dentro mari fotografati durante l’ora blu, mi sono chiusa ore in studio per raccontare il testo di una canzone. Oppure è il mondo stesso che si racconta davanti ai tuoi occhi, mentre passeggi con la musica tra le orecchie e la macchina fotografica al collo, magari in un luogo che i tuoi occhi non hanno mai osservato, dipingendo mondi immaginari attraverso il mondo reale. Credo che la fotografia, come ogni forma d’arte, esista perché fonte di comunicazione, perché capace di toccare corde basse che scuotono le emozioni, nel bene e nel male. Chiunque generi tutto questo, deve essere consapevole di essere portatore di un messaggio volente o nolente, nel suo piccolissimo, e credo che più questo messaggio arrivi dall’intimo, più riesca a divenire universale. La visione personale di ogni fotografo può diventare un mondo sempre diverso per ciascun osservatore, è questo il bello, arrivare, in qualche modo, arrivare all’altro.

Mentre scatto mi emoziono molto, quindi credo che ciò che più cerco di esprimere, sia proprio quella sensazione, quell’emozione mutevole.

Carola Ducoli  Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Ci sono degli elementi che ritieni fondamentali in ogni fotografia?

Uno degli elementi fondamentali credo sia il contenuto. Una fotografia o una serie di fotografie, devono raccontare; che esse abbiamo una valenza totalmente estetica, concettuale, documentaristica, intima, pubblicitaria o altro, devono raccontare. Se poi attraverso quel racconto riescono anche a farti riflettere o a emozionarti, sono delle buone fotografie, delle fotografie che vale la pena osservare.

Dietro ogni scatto c’è un percorso mentale, è totalmente soggettivo il modo di osservare il mondo e di decidere quali siano gli elementi fondamentali o meno, ognuno credo abbia i propri, dettati dal gusto, dal proprio vissuto, dal contesto in cui si è vissuti. Per come sono io, credo che dietro ogni fotografia ci sia un pensiero, una piccola scossa che arriva da qualche parte, l’elemento fondamentale è far sì che ti attraversi, gestendola ed affrontandola con onestà, come con onestà si racconta attraverso il totale artificio che è la fotografia. Contraddizioni in essere.

Carola Ducoli  Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Raccontami del tuo progetto ispirato a Kandinsky.

Il progetto Vasilij Vasil’evič Kandinskij è uno di quei progetti, come spiegavo qualche riga più sopra, che nasce da una suggestione dopo un brusco risveglio. Mi svegliai, e nella mente vidi questo corpo nudo immerso in una campitura uniforme celeste, avvolto da una nude bianca quasi impercettibile.

Quell’immagine mi rimase impressa nelle ore successive, su di essa elaborai un sacco di pensieri fino ad arrivare a Kandinskij, il collegamento fu immediato. Andai a cercare i vecchi appunti di storia dell’arte e a far riemergere tutte le informazioni riguardo allo studio del pittore nei confronti del colore, del colore come suggestione psichica emotiva, del colore come vibrazione sonora; in un battibaleno, le figure di quel corpo presero vita nella danza, e questa figura eterea iniziò a viaggiare in movimento attraverso lo spettro cromatico. Scelsi i colori che più mi interessava analizzare e contattai Noemi Bresciani, danzatrice, amica e vicina di casa, fondatrice della compagnia di teatro danza Fattoria Vittadini per proporle di collaborare con me alla realizzazione di questa ricerca fotografica, in cui il colore, in relazione all’emozione e al suono potesse essere interpretato attraverso il movimento, andando ad indagare su un altro senso, diverso da quello della vista o dell’udito, quello del tatto, il tassello di comunicazione che passa attraverso il linguaggio non verbale del corpo, animato da una suggestione cromatica. Analizzammo uno per uno i cinque colori scelti, soffermandoci sulle diverse qualità di movimento in base al suono descritto da Kandinskij, ed in base al sapore che ogni colore riflette sulle percezioni dello spettatore. Da queste riflessioni, nacque l’ampiezza oceanica del blu, la scattosità ridente e serpentina del verde, l’ambiguo e la non forma del viola, il tumulto e la carica del rosso, l’elettricità fulminea dal giallo.

Le riprese sono state eseguite in studio su limbo bianco in carta, luce softbox laterale rispetto al soggetto e di contrappunto altre due torce filtrate dalle gelatine colorate, variate ovviamente per la ripresa e la ricerca di ciuscun colore. Noemi danzava ed io seguivo la sua interpretazione assieme ad un mare di borotalco che animava ogni suo movimento, poggiato direttamente ed abbondantemente sul suo corpo, per far sì che attraverso la sezione corporea animata in base al colore, prendesse vita, creando quella sorta di nube che vidi in quell’immagine mattutina.

Dopo la realizzazione degli scatti, ogni colore rappresentava un mondo a sé ma sempre in comunicazione  con gli altri, da questo elemento ho deciso di proseguire il lavoro e di fonderlo con altre arti. Assieme a Noemi abbiamo creato una coreografia di teatro danza, generata dalle fondamenta, dal concetto e dal racconto iniziato assieme attraverso gli scatti. In collaborazione con Federico Branca e Filippo Cuomo Ulloa, di Wasabi Produzioni abbiamo dato vita alle musiche per la performance, non seguendo però gli strumenti segnalati da Kandindkij stesso, ma interpretandoli a loro volta, generando nuovi suoni, così da creare un’unica sinfonia a stretto contatto con la coreografia teatrale di Noemi, un delirio di sonorità che descrivono ogni peculiarità di ciascun colore: gli ampi riverberi di chitarra elettrica per il blu, i suoni misteriosi, serpeggianti ed ammalianti del verde, la confusione psichedelica del viola, l’inteso tepore e tumulto africano del rosso, fino alla scarica elettrica, acuta e luminosa del giallo.

Non ancora soddisfatta in collaborazione con Alberto Sansone, amico e ottimo regista, abbiamo realizzato il video della nostra ricerca, un prolungamento della serie fotografica, dove Noemi entrata silenziosamente nel limbo bianco, sulle musiche create, realizza la coreografia. Durante lo scorrere dei secondi, il limbo viene gradualmente pennellato dai cinque colori, chiusa da due quinte teatrali monocromatiche la danzatrice viene immersa dalle diverse campiture, che dolcemente o bruscamente penetrano l’una nell’altra, permettendo allo spettatore di assimilare oltre che la loro diversità anche il loro modo di fondersi. Come ultima cosa grazie all’arte di Maddalena Oriani, abbiamo creato l’abito per la performance. Il suo tessuto è di un bianco sabbia, molto leggero e duttile nel movimento, quanto scultoreo e pieno di forme; assieme ad esso sabbie di pigmento colore che si animeranno assieme all’abito grazie alla danza di Noemi durante lo spettacolo. Insomma, grazie ad una suggestione dopo un brusco risveglio, grazie a stupendi menti creatrici che mi hanno aiutata nella realizzazione di tutto questo, ho cercato di dare forma ad un pensiero sfruttando le forme d’arte a me più vicine, riuscendo a raccontare un concetto analizzato e rappresentato sotto molteplici forme espressive, a sottolineare quanto diverse energie possano generare macrocosmi infiniti, a sottolineare come l’arte sia condivisione, pathos, entusiasmo, comunicazione ed interazione, non avere mai paura del nuovo e cibarsi degli stimoli regalati dalle persone che scegliamo di aver accanto. Con Vasilij Vasil’evič Kandinskij siamo riusciti a creare una visione multipla, tanti tasselli scorporati ed incorporati ad intermittenza per la creazione di un unica opera.

Carola Ducoli  Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Che ruolo assume il colore nella tua visione?

Sicuramente vedo molto di più a colori piuttosto che in bianco e nero, avendo dipinto per anni mi è rimasta la voglia di miscelare, amalgamare, mescolare le tinte fino ad arrivare alla cromia interessata. Il colore suggerisce molto, guida lo sguardo oltre che suggestionare; riesce a farti entrare in un certo tipo di atmosfera in base a come lo sfrutti o a come lo elabori, è interessante giocare con i colori che la luce crea, con i colori dominanti che una certa persona suggerisce. Sono molto più portata verso il colore e la materia, piuttosto che verso il bianco e nero e la grafica della forma. Preferisco una sfumatura verde acqua sporcata da polveri color ruggine rispetto ad un nero ed un bianco pieno, giocato sul contrasto. Questione di attitudine. Il colore assume nella mia visione un ruolo importante tanto quanto il racconto stesso, molto spesso, aiuta nella narrazione, è elemento fondamentale della storia.

Carola Ducoli  Vasilij Vasil'evič Kandinskij

 Un sogno nel cassetto?

Vivere una vita colma di stimoli, sentirmi libera, amare moltissimo, sentir bruciare le passioni e crescere le forti emozioni, circondarmi di persone bellissime, vivere per la qualità e non per la quantità, osservare tutte le parti di mondo che avrò la possibilità di vedere e di calpestare, vivere di espressione e palpitazione. È sempre impossibile avere un solo sogno nel cassetto.

Per saperne di più: http://caroladucoliphoto.prosite.com/

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